Si è discusso recentemente sui media a proposito delle conseguenze sulla prostata del sesso anale. Con Silvanda De Mari (che ricordiamolo si è data come missione quella di far guerra al movimento LGBT) che afferma “Seconda cosa: porto il nemico a battersi sul mio campo di battaglia. Non parliamo più di “love is love” e di gente che si guarda negli occhi, parliamo di prostata.” e con Vladimir Luxuria che con il suo solito tono scherzoso afferma che farebbe bene alla prostata.

Come sempre occorre analizzare le cose una per volta. Parliamo di sesso anale, quindi anche di uomini eterosessuali che gradiscono questo tipo di stimolazione. Lasciamo quindi parte le malattie sessualmente trasmissibili, e vediamo cosa dice la letteratura scientifica del sesso anale.

In un recente studio del 2016 è possibile trovare un sunto di quanto è noto a riguardo, rispetto appunto a uomini gay e bisessuali negli USA (1).

Gli uomini che praticano sesso anale sono dunque a rischio più degli altri di cancro alla prostata ?

Solo tre studi epidemiologici sembrano riguardare questa domanda e le loro conclusioni sono diverse. Uno studio nel Minnesota del 1980, su 250 casi di cancro prostatico con 238 controlli ospedalieri 238 per età e origine etniche (2) Hanno trovato che tra questi soggetti le malattie sessualmente trasmissibili erano più frequenti. Ma questo rende lo studio poco interessante per la nostra domanda. Una coppia seria e monogama non avrà questo problema.
Un altro studio, condotto a Washington, su 753 casi di cancro alla prostata tra il 1993 e il 1996, rispetto a soggetti di controllo, ha rilevato che il rischio aumenta direttamente con il numero partner femminili, ma non di sesso maschile (3). Lo stesso studio non trovato alcun legame con l’identità sessuale, l’orientamento, il sesso anale, o una storia di partner di sesso maschile.

Tuttavia un altro studio Canadese del 2014  con 1590 casi di cancro (di cui 78 gay o bisessuali) e 1618 controlli corrispondenti (tra cui 63 gay o bisex), ha rilevato che tra gli uomini con più di 20 partner sessuali femminili durante la vita sarebbero a un minor rischio di cancro alla prostata, mentre gli uomini con più di 20 partner maschili avrebbero un leggero aumento. Studio controverso, anche perché non ha rivelato che una storia di malattie sessualmente trasmissibili si legata al rischio di cancro alla prostata (4).

Una risposta difficile, ci sono altri fattori?

Risulta quindi difficile affermare che di per sé il sesso anale sia correlato al cancro alla prostata, anche perché esistono numerosi fattori da considerare.
Uno studio ha infatti evidenziato come:

  • l’uso di anabolizzanti (i “palestrati”)(5)
  • l’uso della molecola finasteride che ha l’effetto di contrastare la calvizie negli uomini, ma è anche un noto farmaco usato a concentrazioni più elevate contro l’ipertrofia prostatica (5)
  • l’incidenza del fumo tra i gay (tra i giovani un aumento stimato tra il 9% e il 28% e tra gli adulti fino al 22%) (6)

Un dato sorprendente è quello dei pazienti con HIV. Pare che abbiano una incidenza molto minore di cancro alla prostata. Ma questo studio evidenzia anche con tutta probabilità è una questione di come vengono condotti i controlli medici su questi pazienti per rilevare e prevenire la patologia prostatica, anzichè per ragioni biologiche(7).

Questo ci rimanda all’immagine di questo post, ovvero all’iniziativa mondiale “movember” per la sensibilizzazione alla prevenzione del cancro alla prostata, cui tutti sono invitati a partecipare!

Un “artefatto” dunque, che però evidenzia come sia molto difficile fare affermazioni nette e definitive sul fenomeno senza numerosi “forse”, “eppure”, “tuttavia”…

Luxuria e la De Mari pare dunque abbiano fatto affermazioni, la prima certamente con leggerezza, la seconda forse più spinta da motivi ideologici, sopratutto senza fornire precisazioni che ci si attenderebbe su una questione così delicata da parte di un medico.

Lo studio citato infatti evidenzia, con una sezione apposita (“Stigma“), come appunto la condanna morale da parte di alcuni dell’omosessualità abbia effetti concretamente negativi nella cura di questi pazienti, perché in questo modo spinti verso lo status di minoranza, con compromissione del sostengo famigliare e sociale che per un ammalato di cancro è essenziale. C’è dunque da riflettere rispetto alla guerra condotta da Silvana De Mari che rischia concretamente di nuocere a soggetti la cui una “colpa” sarebbe di essere omosessuali.


Bibliografia

  1. Simon Rosser, B. R., et al. "Prostate cancer in gay, bisexual, and other men who have sex with men: A review." LGBT health 3.1 (2016): 32-41.
  2. Mandel JS., Schuman LM.: Sexual factors and prostatic cancer: Results from a case-control study. J Gerontol 1987;42:259–264
  3. Rosenblatt KA., Wicklund KG., Stanford JL.: Sexual factors and the risk of prostate cancer. Am J Epidemiol 2001;153:1152–1158
  4. Spence AR., Rousseau MC., Parent MÉ.: Sexual partners, sexually transmitted infections, and prostate cancer risk. Cancer Epidemiol 2014;38:700–707
  5. Santillo VM., Lowe FC.: Prostate cancer and the gay male. J Gay Lesbian Psychother 2005;9:9–27
  6. Ryan, Heather, et al. "Smoking among lesbians, gays, and bisexuals: a review of the literature." American journal of preventive medicine 21.2 (2001): 142-149.
  7. Shiels MS., Goedert JJ., Moore RD, et al. : Reduced risk of prostate cancer in U.S. men with AIDS. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev 2010;19:2910–2915

Disclaimer:
le informazioni fornite hanno natura generale e sono pubblicate con uno scopo puramente divulgativo; non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione e idealmente non soggetto all’apertura di provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine dei Medici).

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